MAMMA!
(A mia madre)
Quando più tetra è la notte
e più stridula aleggia la civetta,
quando la luce di Dio
così incerta e confusa in questo cuore
vacilla al soffio ferale
di mille dèmoni impietosi
e tutto sembra debba crollare
e farsi cenere eterna,
quando con occhi di pece
avanza la Morte e mi adesca
a speranze di pace infinita
è la Tua mano, Mamma,
alta nel silenzio
a ridarmi la fede di cieli migliori.
E corro allora, corro a stringermi
a Te come quando, bambino, sentivo
i passi dell’orco mannaro dietro la schiena.
E Tu, pallida, tremante, mi accogli
al Tuo seno e mi stringi, mi baci…
e son torrenti d’amore le Tue lacrime,
palpiti di cielo i sussulti del cuore.
Ed io che so del Tuo calvario
di sposa e di madre
mi volto allora a vedere le mie
facili pene, i miei facili dolori,
e mentre, intera, sento la mia fragilità
di Uomo, un canto prorompe da me
riconoscente e riparatore
che è una preghiera all’Eterno
un grido dell’anima che vince
le notti del cuore.
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