NOIS FIMIS SIRVONES DE MONTAGNA

                                               

                                        (Sos sonadores)

 

                                                        (1° Prémiu “Remundu Piras”

                                                       Villanova Monteleone – 1987)

Assegus de sa gianna, ‘e sas ventanas,

mezus bos nde restade a ficca fatta…

nois boltamos sos caddos in ranas,

su trigu regadiu in armuratta…

nois buliamos s’abba ‘e sas funtanas

 

cun càlamos de ruos e prunitzas,

sos betzos da’ sas roccas ch’imbolamos…

a sas bajanas sas lùghidas tritzas

in pìberas de pighe li giambamos

pro chi ‘enzan che sùrviles raspitzas!

 

Attesu bos nd’istade in ausentu!

Addae… addae! E sas cantones

ch’in bóidas tilibbas at su ‘entu

frusciadu cun àrridos pumones

in séculos de fura e d’arrebentu

 

lassàdenos cantare ‘alu un’iscuta!

Nois fimis sirvones de montagna

catzados da’ sa tana a coa allutta;

non timiamis astrau o siccagna,

ne de milli iscurtones sa combutta!

 

Fimis astores cun alas de gosu,

crabolos inganidos de dultzura,

abba currente, fogu portentosu,

pedras fattas a domo in donz’altura,

istàtuas de brunzu lumenosu!

 

Abboju fittianu ‘e chelu e terra,

raighinas e chimas tott’a unu!

Mill’annos chen’ischire ite fit gherra,

chen’impeleu  o nogher a niunu…

finas a cando, a s’inzerra-inzerra,

 

non bidemis cun rodas de paone

dae mare accostàresi una nae…

e un’àtera infattu, che matzone

coibàscia e malfusa, pagu addae,

gàrriga ‘e bascaràmene ‘e Sidone!

 

Allughinzemis sas turres… sa corra

in chentu e prus trighinzos la sonemis

che muscados currinde a s’anda e torra!

Una jana, addaghi nos reunemis,

colpendéndesi a punzos sa pettorra

 

nos est appresentada pilisolta

detzisa abboghinende:-Los catzade!

Si bi lis permittides una ‘olta

pius mai azis aer libertade!-

Pro  mancante la lemis… e regolta

 

non l’amos cussa ‘oghe de lamentu!

Fattesit una ficca in cara a tottu

e si ch’’olesit paris cun ‘entu!
Dae su die nde lupos connottu

ferotzes e lambridos nd’amos chentu,

 

ne resessimos a nos la catzare

dae subr’a sas palas sa mattenna!

Addae bos nd’istade a  iscultare!

Arroghidas cantones de cundenna

su sas chi bos devimos intonre!

 

Nois fimis sirvones de montagna,

astores mannos, lìeros crabolos,

non timiamis abba e ne siccagna,

ballaimis a sonu ‘e piccarolos!

Oe in coro sa Morte amos cumpagna!

 

NOI ERAVAMO CINGHIALI DI MONTAGNA

                           

                                      (I suonatori)

                              

                                                (1° Premio “Remundu Piras”

                                                 Villanova Monteleone – 1987) 

 

Dietro la porta, dietro le finestre

è meglio che ve ne stiate, facendo le fiche…..

noi mutiamo i cavalli in rane,

il grano tardivo in armoraccia…..

noi intorbidiamo l’acqua delle fontane

 

con fasci di rovi e di sterpi,

scaraventiamo i vecchi dalle rocce…..

alle giovinette le lucenti trecce

mutiamo in vipere  di pece

perché diventino stizzose come streghe malefiche!

 

Rimanete distanti da noi!

Lontano….. il più possibile!

E le canzoni che in vuoti baccelliha il vento

fischiato con polmoni rinsecchiti

in secoli di ruberie e di sofferenze

 

lasciateci cantare almeno per un attimo!

Noi eravamo cinghiali di montagna

scacciati dalla tana, con la coda incendiata;

non temevamo il gelo, né la siccità,

né le combutte di milli mostri!

 

Eravamo astori  con ali di felicità,

caprioli vogliosi di dolcezze,

acqua corrente, fuoco portentoso,

pietre fatte casa in ogni altura,

statue di bronzo luminoso!

 

Incontro quotidiano di cielo e terra,

radici e cime tutte assieme!

Mille anni senza sapere cosa fosse la guerra,

senza affanni o nuocere ad alcuno…..

fino a quando, con circospezione,

 

non vedemmo, con ruote di pavone,

avvicinarsi dal mare una nave…..

e poi un’altra, come una volpe,

a coda bassa, maliziosa,

carica di cianfrusaglie di Sidone!

 

Accendemmo il fuoco sui Nuraghi…..suonammo

la bùccina in cento e più borghi,

correndo, come avessimo l’assillo, di qua e di là!

Una fata, appena ci riunimmo,

colpendosi il petto con i pugni

 

ci si presentò, con i capelli scarmigliati,

urlando con decisione:-Cacciateli!

Se permettete che sbarchino per una volta

perderete per sempre la libertà!-

La credemmo pazza…..  e non demmo ascolto

 

a quell’avvertimento accorato!

Fece le fiche,  allora,  in faccia a tutti

e volò via come il vento!

Da quel giorno abbiamo  conosciuto solo lupi,

feroci ed avidi come nessuno in questa Terra,

 

ne riusciamo a scrollarci

da  sopra le spalle quell’anatema!

State lontani da noi ad ascoltarci!

Rauche canzoni di condanna

sono quelle che dovremo intonare!

 

Noi eravamo cinghiali di montagna,

astori grandi, liberi caprioli,

non temevamo né piogge, né siccità

ballavamo al suono dei campanacci!

Oggi nel cuore, come compagna, abbiamo la Morte!

 

                                                                                                           

              Addaesegus / Indietro     -     RUJU  LIDONE